Come una delle piu’ grandi catastrofi della storia siciliana divento’ il punto di partenza di
un’opera collettiva senza precedenti.
Il 9 gennaio 1693 un terremoto rase al suolo cinquanta citta’.
Ragusa, Noto, Modica, Catania. Sessantamila morti in pochi minuti. E poi, dai detriti, qualcosa di
straordinario: una ricostruzione che non si limito’ a riparare i danni, ma invento’ un linguaggio
architettonico interamente nuovo.

I vescovi, gli aristocratici e le maestranze ricostruirono con un criterio preciso: strade piu’ larghe,
piazze come spazi civici, facciate come manifesti identitari. Il Barocco non fu solo uno stile. Fu una
scelta politica
“Non ricostruirono quello che avevano perso.
Costruirono quello che sognavano.”


Rosario Gagliardi e’ il nome che piu’ di tutti si associa a questa stagione. Architetto di origini
siracusane, progetto’ il Duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla, il Duomo di Modica e la Chiesa di San
Domenico a Noto. Il suo stile: facciate convesse, campanili slanciate, ornamentazione che non
diventa mai ridondanza

Camminare a Ragusa Ibla
Nel 2002 l’UNESCO ha iscritto le citta’ tardo barocche del Val di Noto nella
Lista del Patrimonio Mondiale. Non solo i singoli monumenti: l’intero
paesaggio urbano come opera d’arte collettiva.
Visitare Ragusa Ibla oggi significa camminare dentro quel riconoscimento.
Ogni vicolo, ogni balcone, ogni mensolone scolpito e’ parte di un progetto
che ha resistito per tre secoli